About

Chi sono

Sono psicologo e psicoterapeuta a orientamento gestaltico.

Sono nato a Roma e cresciuto a Pitigliano, un paese della provincia di Grosseto da cui proviene la mia famiglia e al quale sono ancora profondamente legato.

Nel 1995 mi sono trasferito a Torino, dove ho iniziato a lavorare in ambito sanitario come infermiere. Negli stessi anni ho intrapreso il mio percorso di formazione in psicologia, facendo convivere nel tempo queste due esperienze professionali.

Nel 2003 mi sono laureato in Psicologia Clinica, con una tesi di ricerca nell’ambito delle cure domiciliari. Prima dell’abilitazione professionale ho svolto il tirocinio clinico nei servizi di Neuropsichiatria Infantile, entrando in contatto con bambini, adolescenti e famiglie e con la complessità delle esperienze che accompagnano le diverse fasi della vita.

Nel 2010 ho conseguito la specializzazione in psicoterapia presso l’Istituto di Bioenergetica e Terapia della Gestalt (IBTG) di Torino.

Il percorso presso l’IBTG ha rappresentato per me una significativa esperienza formativa. È stata l’occasione per confrontarmi con numerosi formatori, anche di provenienza internazionale, e per incontrare prospettive cliniche differenti all’interno di una cornice comune.

Tra gli incontri che hanno maggiormente orientato il mio modo di pensare il lavoro terapeutico, riconosco un ruolo particolare a Gianni Francesetti, il cui contributo ha avuto per me un valore profondamente ispirativo.

Da quella formazione porto con me soprattutto l’idea che la cura richieda attenzione, presenza e disponibilità a lasciarsi interrogare dall’esperienza della persona, senza chiuderla  dentro una spiegazione.

Di quel percorso conservo anche un forte senso di appartenenza a una comunità di terapeuti che guarda alla cura in modo originale e rigoroso, mantenendo al tempo stesso aperto il confronto con altri modelli e altre prospettive cliniche.

Nel corso della mia esperienza professionale ho lavorato in contesti differenti, incontrando persone con storie, bisogni e momenti di vita molto diversi. Il lavoro in ambito sanitario e quello psicologico hanno attraversato buona parte del mio percorso professionale, contribuendo nel tempo a costruire il mio modo di avvicinarmi alla persona e alla sua esperienza.

La formazione, il confronto professionale e l’approfondimento clinico continuano ancora oggi ad accompagnare il mio lavoro.

Il mio modo di lavorare

Nel lavoro mi interessa comprendere la persona a partire dal modo particolare in cui vive ciò che le accade: le emozioni, le relazioni, i significati che attribuisce alla propria esperienza e i modi, a volte abituali e poco visibili, con cui cerca di orientarsi nelle situazioni difficili.

Non penso alla terapia come a un luogo in cui applicare una soluzione già definita. La considero piuttosto uno spazio di incontro e di esplorazione, nel quale ciò che inizialmente può apparire confuso, bloccato o difficile da nominare può diventare progressivamente più riconoscibile.

Lavoro prestando particolare attenzione a ciò che emerge nel presente e nella relazione terapeutica. La storia personale resta importante, ma non come qualcosa che determina inevitabilmente ciò che siamo: può essere riletta alla luce dell’esperienza attuale e dei significati che continua ad assumere nelle nostre relazioni.

Nel percorso possono così diventare più visibili bisogni, modi di proteggersi, possibilità e parti di sé che fino a quel momento hanno trovato poco spazio.

Non si tratta necessariamente di diventare diversi da ciò che siamo. A volte il cambiamento comincia dal poter incontrare in modo diverso qualcosa che conosciamo già.

È anche da questa idea che nasce Möbius: la possibilità di tornare sugli stessi luoghi dell’esperienza e scoprirli da una prospettiva nuova.

Una direzione possibile

Ogni percorso ha una propria direzione e non può essere stabilito completamente in anticipo. Nel lavoro terapeutico possono diventare più riconoscibili bisogni, modi abituali di stare nelle relazioni, forme di protezione e possibilità che fino a quel momento hanno trovato poco spazio. Il cambiamento non significa necessariamente diventare diversi da ciò che siamo. Può significare riuscire a stare in modo nuovo dentro esperienze conosciute, avere maggiore libertà nelle proprie scelte e incontrare con più consapevolezza ciò che emerge nel rapporto con sé e con gli altri. La direzione del percorso prende forma insieme, nel rispetto della storia, dei tempi e delle possibilità della persona.

Perché Möbius

Il nome nasce da un lavoro realizzato con la ceramica intorno alla forma del nastro di Möbius: una superficie che, percorsa, riconduce allo stesso luogo da una prospettiva diversa.

È un’immagine che sento vicina anche al lavoro terapeutico: non necessariamente lasciare ciò che siamo, ma poter incontrare diversamente qualcosa della nostra esperienza.

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