Scrolling # 3

Il tempo che non riempiamo

Noia, attesa e vuoto fertile

Ci sono momenti in cui apparentemente non succede niente. Aspettiamo che arrivi qualcuno. Siamo seduti in treno. Camminiamo. Abbiamo terminato qualcosa e non abbiamo ancora iniziato altro. Per molto tempo questi piccoli intervalli hanno fatto parte inevitabilmente della vita quotidiana. Oggi possiamo eliminarli quasi completamente.

Basta prendere il telefono.

Il disagio del non sapere cosa fare

La noia viene spesso considerata un’esperienza negativa. Qualcosa da evitare. Ma non tutto ciò che inizialmente appare vuoto è necessariamente sterile. Nella Psicoterapia della Gestalt esiste un’espressione interessante:

vuoto fertile.

Indica la possibilità di rimanere per un momento in uno spazio nel quale una forma non è più presente e quella successiva non è ancora comparsa. Non sappiamo ancora. Non abbiamo ancora deciso. Qualcosa potrebbe emergere.

Il vuoto fertile non è uno spazio nel quale non c’è nulla. È uno spazio nel quale qualcosa non ha ancora preso forma.

Aspettare che emerga una figura

Nella prospettiva gestaltica, la nostra esperienza si organizza continuamente attraverso figure che emergono da uno sfondo. Un bisogno. Un pensiero. Un ricordo. Un desiderio. Una curiosità.
Quando una figura si conclude, può esserci un breve momento nel quale non sappiamo ancora quale sarà la successiva. È un passaggio delicato. Possiamo tollerarlo. Oppure possiamo riempirlo immediatamente. Lo scrolling offre una soluzione straordinariamente efficace: non occorre aspettare che emerga qualcosa. Qualcosa viene subito fornito.

Due modi di non sapere

Forse possiamo distinguere due esperienze molto simili e, nello stesso tempo, profondamente diverse.

Nello scrolling: “Non so cosa arriverà dopo, quindi scrollo.”
Nel vuoto fertile: “Non so cosa emergerà, quindi rimango.”

Nel primo caso il nuovo viene cercato fuori. Nel secondo gli concediamo la possibilità di prendere forma.

Che cosa ci interroga nella clinica

Quanto è tollerabile per una persona rimanere in una situazione nella quale non sa ancora? Non sa cosa sente. Non sa cosa desidera. Non sa cosa dire. Anche il silenzio terapeutico può diventare interessante da questo punto di vista. Un silenzio può essere vissuto come qualcosa che deve essere immediatamente riempito. Oppure può diventare uno spazio nel quale un’esperienza ancora indistinta comincia lentamente ad assumere una forma.

Una domanda aperta

Se impariamo a riempire ogni vuoto prima ancora di poterlo sentire, come possiamo sapere che cosa sarebbe emerso se fossimo rimasti qualche istante in più?

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