Scrolling # 4

Da dove arrivano le idee?

Scrolling, attesa e creatività

Molte idee arrivano quando apparentemente stiamo facendo altro. Sotto la doccia. Durante una passeggiata. Guidando. Guardando fuori da una finestra. Forse perché, per qualche momento, la nostra attenzione non è completamente occupata. Il pensiero può muoversi. Un ricordo incontra un’immagine. Una frase richiama qualcosa sentito giorni prima. Due cose che non avevamo mai accostato improvvisamente sembrano appartenere alla stessa storia.

Creare non significa soltanto ricevere novità

Lo scrolling è pieno di novità. Ogni pochi secondi può apparire qualcosa che non avevamo mai visto. Ma ricevere qualcosa di nuovo e produrre qualcosa di nuovo non sono la stessa esperienza.

Nello scrolling: qualcosa di nuovo arriva.
Nella creatività: qualcosa di nuovo prende forma.

Naturalmente ciò che vediamo può nutrire la creatività. Un’immagine, una frase, una musica possono diventare materiale prezioso. Ma perché un’esperienza diventi nostra ha bisogno anche di qualcosa che spesso dimentichiamo: tempo per depositarsi.

Abbiamo bisogno di tempo perché gli stimoli possano diventare esperienza.

L’intervallo creativo

Possiamo immaginare due sequenze.
La prima: stimolo → stimolo → stimolo → stimolo.
La seconda: stimolo → pausa → associazione → elaborazione → nuova idea.
Nella seconda compare qualcosa che nella prima rischia continuamente di scomparire: l’intervallo.

Uno spazio nel quale quello che abbiamo visto può entrare in rapporto con ciò che già siamo.

Dalla passività alla creatività

A questo punto i temi iniziano a incontrarsi. La passività riguarda la possibilità che la direzione dell’esperienza venga continuamente proposta dall’esterno. La dipendenza riguarda la difficoltà crescente a interrompere quel flusso. Il vuoto fertile riguarda la capacità di rimanere per qualche tempo senza una forma già pronta.

La creatività può nascere proprio lì: quando non riceviamo immediatamente una risposta e possiamo cominciare a produrne una. È una questione di alternanza.

Cosa ci interroga nella clinica

Una persona può essere continuamente esposta a esperienze e, allo stesso tempo, avere sempre meno occasioni per sentirle diventare proprie. Possiamo allora domandarci: quanto spazio esiste nella sua giornata per pensieri non immediatamente guidati da qualcosa? Quanto è possibile seguire un’associazione prima che venga interrotta? Quanto è possibile annoiarsi abbastanza da cominciare a desiderare?

Una domanda aperta

Abbiamo ancora abbastanza tempo perché qualcosa di nuovo possa nascere da noi?

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