Quando parliamo di sensibilità estetica in psicoterapia, la parola estetica non rimanda semplicemente alla bellezza o all’arte.
Nel suo significato originario riguarda piuttosto il percepire attraverso i sensi: una forma di conoscenza che precede, almeno in parte, la riflessione e le parole.
Prima ancora di riuscire a spiegare ciò che stiamo vivendo, qualcosa può essere già presente nel corpo: una tensione, un senso di leggerezza o di peso, un cambiamento nel respiro, una sensazione di vicinanza o distanza, un’atmosfera difficile da nominare.
Da questa prospettiva, l’esperienza non nasce soltanto dentro la singola persona. Prende forma anche nell’incontro con ciò che ci circonda e con l’altro.
Durante una seduta, quindi, il terapeuta non presta attenzione soltanto al significato delle parole. Ascolta anche il ritmo del dialogo, i silenzi, il tono della voce, il corpo, le variazioni della propria esperienza e l’atmosfera che progressivamente si crea nella relazione.
Queste percezioni non costituiscono automaticamente una verità sul paziente. Sono piuttosto segnali da interrogare, elementi dell’esperienza che possono contribuire a comprendere ciò che sta accadendo nell’incontro.
Nella pratica clinica
Immaginiamo, per esempio, che durante il racconto di una persona il terapeuta avverta progressivamente una sensazione di pesantezza, immobilità o distanza.
Potrebbe limitarsi a interpretare ciò che ascolta attraverso una teoria già conosciuta. Oppure può anche fermarsi a osservare ciò che sta accadendo nella propria esperienza: come cambia il corpo, che atmosfera si sta creando, che cosa succede nella relazione.
Questo modo di prestare attenzione non sostituisce la conoscenza clinica e non significa attribuire al paziente ciò che sente il terapeuta. Significa utilizzare anche la risonanza corporea e sensoriale come una delle possibili vie attraverso cui interrogare l’esperienza condivisa.
La sensibilità estetica, in questo senso, può essere considerata una competenza clinica: qualcosa che richiede attenzione e allenamento, soprattutto in un tempo in cui siamo continuamente esposti a stimoli e rischiamo, paradossalmente, di diventare meno sensibili a ciò che sentiamo.
Una domanda aperta
Se una parte dell’esperienza nasce prima delle parole, come possiamo imparare ad ascoltare ciò che il corpo e l’atmosfera dell’incontro ci mostrano prima ancora che riusciamo a comprenderlo?
Fonte e rielaborazione
Questo testo prende spunto da un contributo video dedicato alla dimensione estetica dell’esperienza e della relazione terapeutica. I contenuti sono stati selezionati, rielaborati e semplificati per questa pagina.
Titolo del video: L’estetica dell’emergere del sé – FIAP 2014
Autore / canale: Gianni Francesetti – PSYCHIATRY ON LINE ITALIA