Clinica e contemporaneità
Viviamo dentro trasformazioni rapide che modificano il modo in cui abitiamo il tempo, le relazioni, il corpo, il desiderio e la possibilità di scegliere.
Tecnologie, nuovi modi di comunicare, cambiamenti nei legami e nelle forme della vita quotidiana non restano semplicemente sullo sfondo: entrano nelle nostre esperienze, modificano aspettative, ritmi, possibilità e anche i modi in cui incontriamo la fatica, l’attesa, la solitudine o il bisogno di riconoscimento.
In questa sezione raccolgo alcune riflessioni su fenomeni della società contemporanea che possono interrogare il lavoro clinico e il nostro modo di guardare all’esperienza umana.
L’intento non è interpretare il presente attraverso risposte già definite, né stabilire se ciò che cambia sia migliore o peggiore di ciò che lo ha preceduto. Mi interessa piuttosto osservare che cosa queste trasformazioni rendono possibile, che cosa rendono più difficile e quali domande aprono sul nostro modo di stare nel mondo e nelle relazioni.
Abbiamo ancora tempo per l'attesa?
Tre scene quotidiane per interrogare il nostro rapporto con il tempo: la lentezza che annoia, l’eccesso di scelta che paralizza e l’attesa che un tempo faceva parte dell’esperienza.
Scrolling # 1_Scorrere senza arrivare
Quando il gesto continua anche se non stiamo più cercando niente.
Un gesto minimo, capace di portarci continuamente altrove senza condurci necessariamente da qualche parte.
Scrolling # 2_Ancora uno
Quando smettere diventa più difficile che continuare.
Un contenuto non ci interessa. Quello dopo neppure. Eppure continuiamo. Forse ciò che ci trattiene non è quello che abbiamo trovato, ma la promessa del prossimo.
Scrolling # 3_Il tempo che non riempiamo
Ci sono momenti in cui apparentemente non succede niente. Oggi possiamo riempirli quasi istantaneamente. Ma forse non tutto ciò che appare vuoto è necessariamente sterile.
Scrolling # 4_Da dove arrivano le idee
A volte serve uno spazio vuoto perché qualcosa possa cominciare a prendere forma dentro di noi.