Scrolling # 1

Scorrere senza arrivare

Capita di prendere il telefono per controllare una cosa precisa. Un messaggio, una notizia, il meteo. Poi compare un video. Ne segue un altro. Poi un’immagine, una storia, un’altra notizia. A un certo punto potremmo persino non ricordare più perché avevamo preso in mano il telefono.
Eppure continuiamo. Il gesto è minimo: un movimento del dito verso l’alto. Ma dietro quel gesto accade qualcosa di particolare. Ogni volta che facciamo scorrere lo schermo, qualcosa scompare e qualcos’altro prende immediatamente il suo posto. Non dobbiamo cercarlo. Non dobbiamo sceglierlo.
Non dobbiamo neppure sapere cosa vogliamo vedere.

Quando cambia la direzione dell’attenzione

Nella ricerca tradizionale partiamo spesso da un’intenzione. Voglio sapere qualcosa, quindi la cerco. Voglio ascoltare una canzone, quindi la scelgo. Voglio leggere un articolo, quindi provo a seguirne il filo. Nello scrolling il movimento può invertirsi.
Non sono più io a partire da qualcosa che desidero incontrare. È il contenuto che continua a presentarsi davanti a me e a chiedermi, ogni pochi secondi, una risposta molto semplice:
rimani o vai oltre?
L’attività è continua, ma la direzione dell’esperienza può essere sempre meno costruita da noi.

Essere continuamente attivi non significa necessariamente essere protagonisti di ciò che stiamo facendo.

Una forma particolare di passività

Parlare di passività può sembrare strano. Durante lo scrolling prendiamo continuamente decisioni: guardiamo, saltiamo, mettiamo un like, torniamo indietro. Ma forse la passività non riguarda il gesto. Riguarda l’iniziativa. Lo scrolling ci permette di rimanere molto attivi senza doverci chiedere:

“Che cosa voglio fare adesso?”

Il contenuto successivo arriva prima che quella domanda abbia bisogno di formarsi.

Cosa ci interroga nella clinica

Anche nel lavoro clinico può essere interessante chiedersi quanto siamo ancora abituati a percepire ciò che nasce dentro di noi prima che qualcosa dall’esterno occupi quello spazio.
Che cosa accade quando non sappiamo immediatamente cosa fare?
Quanto rapidamente cerchiamo uno stimolo?
Riusciamo ancora a riconoscere la differenza tra scegliere qualcosa ed essere semplicemente trascinati da ciò che continua ad apparire?

Una domanda aperta

Se qualcosa può continuamente scegliere per noi ciò verso cui dirigere l’attenzione, quanto spazio rimane per accorgerci di ciò verso cui avremmo spontaneamente voluto andare?

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